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Pedala Giommi

Eccolo, è sempre lo stesso, come quando lo vedevo passare pedalando con forza sulla sua bicicletta  davanti a casa mia, per il Corso.  Passava a tutte le ore del giorno, ci metteva tanta energia su quei pedali mentre il busto era tutto teso in avanti sul manubrio e le mani lo stringevano forte quasi fosse in competizione con quelle gambe corte che, secondo lui, non spingevano abbastanza. E’ rimasto sempre lo stesso, solo i capelli sono bianchi e le ginocchia sembrano andare per conto loro più del solito, mentre il respiro è affannato e lui quasi non ci vuol credere, ma ogni tanto deve rallentare, solo un attimo però.               Era un ragazzino biondo allora, dagli occhi celesti e  lo abbiamo sempre visto in sella alla sua bicicletta che all’inizio era molto più grande di lui; la pedalata è sempre stata la stessa, piena di energia ed aveva un modo di guardare davanti mentre pedalava che era speciale, perchè sembrava che lo sguardo andasse sempre oltre la strada, sembrava perdersi lontano e sorrideva sempre a qualcuno o qualcosa che vedeva solo lui.  La sua famiglia aveva rilevato una trattoria in via G.Bovio, dietro casa mia, non erano gente di mare, penso venissero dall’interno,  avevano una cucina buona e genuina ed il sabato e la domenica i tavoli si riempivano di gente, soprattutto quando a Pesaro c’era il giuramento dei soldati che esisteva ancora il servizio militare.  Tutta la famiglia mandava avanti la trattoria e lui, il più giovane, faceva da collegamento con i negozi e correva a comprare tutto quello che al momento serviva e mancava; ma non gli pesava affatto, anzi, era la sua felicità salire su quella bici e correre via, era la solita commissione, ma per lui significava molto di più. Tutta la giovinezza l’ha passata ad ascoltare comandi e poi a correre in sella a quella vecchia bici, ma si sentiva libero in quel momento e pedalava e sorrideva.  Io vedevo passare questo ragazzino tante volte al giorno e quasi mi dispiacevo per lui ma lo vedevo sorridere al mondo e non capivo perchè mentre io dalla finestra mi sentivo in prigione perchè c’era quel libro sul tavolo che ancora non sapevo bene e c’era l’interrogazione il giorno dopo e c’erano i miei genitori che mi stavano addosso….di chi mi dispiacevo veramente?

Tutti fuori!

Quanti bambini, quanti ragazzi,  quanti giovani ha questa città!? Dove sono rimasti nascosti per tutta quest’estate? Migrazioni di massa verso la  scuola o la fermata dell’autobus o ad una macchina che ne carica più del consentito…ma oggi tutto è permesso: è il primo giorno di scuola! L’unico giorno dove i grembiuli hanno un aspetto di nuovo ed immacolato, dove i fiocchi sono rigidi ed impeccabili ed i volti sono ancora freschi, abbronzati, quasi felici!!! Gli zaini sono tenuti in spalla con un certo sussiego oppure hanno lasciato il posto al troller, ancora è lontano quel trascinamento a terra da essere sfinito che cerca di far mangiare più polvere possibile ai suoi libri e quaderni. Le mamme, come chiocce guardano emozionate e composte l’entrata a scuola dei loro pulcini e non riescono a staccarsi da lì, quasi non riescono a lasciarli andare, mentre i padri sono in pieno marasma emozionale: parlano forte, salgono con la macchina sui marciapiedi, arrivano traballanti con la moto ed il figlio dietro, carico fino all’inverosimile.  Ma c’è un gruppetto che io vedo tutte le mattine, si fermano tutti proprio lì, all’angolo della strada e si aspettano. Arrivano a gruppi di due, quattro o da soli e si ritrovano lì insieme e poi si guardano e sembrano acquistare più forza, si sentono rassicurati e quando sono tutti partono compatti.  C’è chi non smette mai di chiacchierare, chi ascolta a testa bassa, chi fa battute e ride e stuzzica o l’uno o l’altro perchè ridano con lui, chi cammina appiccicato all’amica o amico del cuore e c’è sempre il più piccolo, che trascina un troller più grande di lui e rimane indietro ed allora gli altri ogni tanto si fermano per aspettarlo.

Ma c’è una novità questa mattina, i soliti ragazzini non ci sono più, vedevo che si erano fatti sempre più grandi, qualcuno era diventato alto, le ragazzine si stavano facendo sempre più carine, sembravano essere legati a quell’angolo di strada da sempre… ma la Vita scorre con gli anni. E così al posto loro c’è la nuova generazione, tutto d’accapo, si ricomincia!  E’ strano,  perchè anche questi nuovi studenti hanno scelto sempre quell’angolo di strada per darsi appuntamento, come se ci fosse un silenzioso passaggio generazionale non scritto ma tramandato in maniera occulta, è come se quell’angolo li avesse chiamati perchè non poteva stare da solo tutte le mattine, chi avrebbe riempito quelle silenziose ore della mattina? Sono buffi perchè rispetto agli altri questi sono così piccoli, chiacchierano forte e poi, come per un comando, si avviano silenziosi e tutti insieme verso la scuola.  Mi ha fatto tanta tenerezza vedere questi piccoli studenti ricalcare le orme dei più vecchi che chissà per quali scuole superiori si saranno sparsi, se ancora insieme od ognuno ormai da solo, chissà, però è stato davvero bello vederli tutte le mattine chiacchierare gioiosi, quasi sempre allegri, sempre in accordo sia maschi che femmine…intanto un bel pezzo di strada l’hanno fatta insieme, io sono la testimone!

Emozioni

Eccoli, arrivano inaspettati, sono sei ragazzi, due amici non più giovani ed un uomo attempato. Casa mia è un rifugio, un punto fermo lungo la strada del loro cammino. E’ la settimana santa, a Cagli c’è la via Crucis più famosa e conosciuta del nostro territorio e loro sono scesi da Losanna, da Bolzano, gli ultimi ad aggregarsi vengono da Bologna.   Stasera si ripeterà la cena ebraica, hanno preparato tutto, rimane da cuocere l’agnello ed un dolce dal nome rsotico che però non sono riuscita ad imparare. Dal nulla ho fatto spuntare letti per dormire per tutti quanti e quello che serve per accogliere tante persone, è stata la cosa più semplice del mondo. La casa si è riempita di voci, di risate, di visi così giovani che il cuore mi si scioglieva alla loro vista. Come api laboriose le ragazze si sono concentrate su ciò che era rimasto da preparare: la cucina era così bella, piena delle loro voci!   Si è allungata la tavola ed il rito della cena è iniziato, tardi, a dire il vero e tutti avevano una gran fame. C’era l’uovo, le erbe amare, pane azzimo ed in memoria delle quattro coppe da bere  si sono aperte tre bottiglie di vino rosso. Da qui in poi il ritmo della serata è cambiato, racconti e risate si alternavano a momenti in cui vedevo i loro occhi lentamente chiudersi mentre la casa era immersa in una densa nebbia dovuta alle bracioline d’agnello che hanno cotto a lungo per far sì che si sciogliesse tutto il grasso, come diceva la tradizione.  Mentre si mangiava in cucina sobbolliva il famoso dolce. Nel calderone saltavano le prugne, le noci, pezzi di altra frutta insieme al miele. Veramente buono, me ne sono presa due bicchieri anche perchè l’ordine era di finire tutto. Buonissimo dolce, purgante eccezionale.  E’ mattina presto, sto preparando il caffè ed un pentolone di the per quei ragazzi.  Escono allegri dalle camere è tutto uno scambiarsi di Buongiorno.  In fretta la colazione perchè è ora di ripartire, c’è ancora della strada da fare.  Tutto è rimesso in ordine, sono veramente  in gamba, piano piano ritornano alle macchine borse, pacchi,zaini, poi i saluti.  Dal terrazzo li vedo salire dopo essersi messi d’accordo sulla strada da prendere…partono…una macchina alla volta…spariscono dietro la curva.    Ed io comincio a piangere, improvvisamente, forte, guardo la stanza vuota e singhiozzo.   Perchè quei ragazzi, quella tavolata piena di giovani e d’allegria mi ricordava i miei ragazzi, la nostra famiglia così numerosa, l’allegria e poi le enormi quantità di cibo che dovevo preparare per sfamare tutti e quei muri intorno a me risuonavano di parole, di risate, di scherzi e di tanta Gioia.

Ringrazio per tutto quello che ho avuto, ho cercato sempre di fare del mio meglio, a volte è andata bene altre volte no, ma questa è la Vita.

Come sessant’anni fa

Care compagne, sessant’anni fa ci siamo ritrovate insieme in una classe… prese per caso, una nuvola bianca di grembiulini ben confezionati e tutte infiocchettate di rosa.  Sessant’anni fa, era davvero un’altra epoca, era il mondo delle Famiglie con le sue regole ferree, di una libertà limitata o quasi assente ma proprio per questo dava un gusto enorme, un sapore unico infrangerla.   Si stava conquistando il benessere con un lavoro spesso duro, senza sosta e senza orario tante volte, perchè solo attraverso tanto lavoro e tanto impegno si poteva arrivare da qualche parte, i nostri genitori erano convinti di questo. Ed è così che è arrivata la prima televisione in casa, la prima lavatrice, i termosifoni, l’automobile… C’è una foto dove eravamo tutte intente a suonare lo xilofono, tante testoline sopra quei tasti colorati, dolcissime, bravissime, tutte a battere lo stesso tempo, tutte a dare il meglio, senza errori. Avevano brontolato non poco i genitori per quella spesa fuori dal comune, ancora non era il tempo delle spese superflue.  Nelle recite scolastiche invece i nostri genitori superavano se stessi ed i costumi, tutti fatti a mano, erano davvero bellissimi anche se ogni famiglia ci metteva del suo – una interpretazione familiare diciamo – e così risultavano quasi sempre uno diverso dall’altro.   Ma quello che è emerso dal nostro incontro e che mi ha reso tanto felice è che, nonostante tutto quello che abbiamo creato nella nostra Vita, nel bene e nel male, tutto quello che abbiamo fatto succedere o abbiamo incontrato, nonostante tutto questo i nostri cuori io li ho sentiti immutati, allora come ora, quelle bambine c’erano ancora, erano ancora vive dentro di noi e se gli acciacchi del tempo non ci avessero limitato ci saremmo messe a giocare insieme come una volta, come abbiamo riso con naturalezza per tutta la serata perchè erano solo i nostri cuori a parlare e ad unirci. Qualche compagna passata non è stata il massimo con noi, ci bruciava un po’, ma era solo il dispiacere di non averla conquistata col nostro affetto.   Grazie, a noi che ci siamo ritrovate e a chi non siamo riuscite a raggiungere ma che ogni tanto, sicuramente, penseranno a quei giorni di sessant’anni fa.

 

Sempre di mattina

Ciabatte e borsa e poi …via verso il mare. Camminando veloce arrivo presto, tra un ombrellone e l’altro vedo l’acqua che brilla,  oggi è calmo,  anche se c’è bandiera rossa. Il vento viene da terra e spinge verso il largo, può essere pericoloso ed inoltre l’acqua è già alta e la bassa marea è già sparita.  Diverse vele sono  uscite sfruttando quella bella brezza, poi è la volta di alcune canoe:  la difficoltà maggiore è uscire dalla barriera di scogli ma vedo che non si spingono in mare aperto, ci dev’essere tanta corrente.  Il “mio” moscone arenato dall’inizio dell’estate mi aspetta, appoggio tutte le mie cose e poi verso l’acqua, ma oggi giro a sinistra,  vado verso tutti quegli ombrelloni colorati ed allineati dove ogni bagnino si è sbizzarrito a modo suo.  C’è più gente da questo lato perchè ci sono gli alberghi,  più servizi,  lunghe passerelle che portano alla spiaggia; la sabbia  è setacciata ogni sera cosicchè la mattina si presenta finissima e soffice imbellettata solo dalle conchiglie, non si vede nemmeno  l’ombra di un mozzicone di sigaretta o plastica varia.  Ogni tanto mi piace immergermi nell’umanità, siamo così variopinti, ognuno cammina nel suo mondo perchè  ci si vuole sempre distinguere.  Vedo che anche i gabbiani ci stanno imitando, ognuno si è scelto uno scoglio lì a destra e da lassù controllano tutto rimanendo immobili quasi fossero finti.  Sta arrivando un uccello scuro, grande,  dovrebbe essere un cormorano e si appoggia ad un pilasto che esce dall’acqua.  Dove vado io a passeggiare l’unico incontro insolito è stato con una suora che camminava anche lei nell’acqua sgranando il rosario.  L’ho salutata per prima per vedere la sua reazione, se cioè il momento di preghiera per lei era più importante dell’entrare in relazione col suo prossimo.  Ma a sinistra della spiaggia è tutta un’altra cosa!  Per primo mi sono imbattuta in una signora anziana, mano a mano che si avvicinava non si poteva non ammirare il grande cappello bianco tipo “Panama” , occhiali, pantaloni neri leggeri, camicetta bianca lunga di maniche e dei guanti estivi alle mani, praticamente era tutta coperta, camminava spedita e sola.  Chissà se era per non mostrare il suo corpo oppure se era allergica al sole oppure se non voleva abbronzarsi, bella però, nelle sue scelte così personali.  C’erano poi tanti bambini, nessuno piangeva e mamme che non urlavano amalgamato il tutto da un profumo di dolci appena sfornati che si è sparso magicamente nell’aria. Davanti a questo profumo vincente la brezza salmastra si è sentita proprio declassata ritirandosi in buon’ordine, fino a sparire del tutto.  Dov’era il  mare vero, quei bei cefali che mi giravano intorno, le poracce che camminavano piano piano ed i granchi che correvano tutti storti a nascondersi? Al ritorno ci ha avvolti tutti  un profumo irresistibile di ragù, le cucine degli alberghi lavoravano in pieno e poi altri odori giravano per l’aria, tutti odori buoni, odori umani,  ma non il profumo del mare.

Ecco quello che mi chiedo

Può una persona essere la ragione di Vita? L’esistenza di una persona può dare significato a tutta una Vita?  Adesso comincia a pesarmi questa solitudine, la presenza costante di una persona che condivideva tutto, molte volte più che condivideva voleva decidere su tutto.  Forse è quest’appoggio che mi manca.  Eppure le mie crisi venivano proprio da questa impossibilità di avere il mio spazio, il mio tempo, di prendere in maniera indipendente le mie decisioni…allora perchè ora, che posso fare tutto questo, ho un grande vuoto?  Non era vero tutto quello che desideravo prima?    Molto probabilmente era la mia anima che voleva essere ascoltata, voleva che qualcuno (me stessa) le prestasse attenzione e riconoscesse il suo valore.  E allora ritorniamo alla domanda iniziale, può un’altra persona dare un senso alla mia Vita? Visto il vuoto che provo sembrerebbe di sì, ma il presupposto è sbagliato.  Nessuno può dare un senso alla nostra Vita all’infuori di noi stessi.  Questo non può rimanere solo un assioma, ma deve essere Verità per me.  Se penso che occorra qualcuno o qualcosa al di fuori di me per cui valga la pena vivere, mi sto innoltrando su un terreno minato perchè sarò costantemente delusa.  Il mio essere è unico e irripetibile e non troverei mai un altro essere come me che mi soddisfi nella stessa maniera.  Allora il vivere insieme non è un annullamento ma l’unione di due esseri già formati, già perfetti che nella vita materiale e pratica devono scendere a compromessi, cioè fare una accettazione reciproca di pregi e difetti, dopo essersi conosciuti bene.  Perchè allora non mi basto, sento questa mancanza?   E’ normale che una persona, una volta che non c’è più, lasci un vuoto, che prima era riempito da tutto il suo essere.  Ma la questione riguarda il non riconoscere la grandezza ed il valore del proprio essere, anzi non vederlo per niente.  Allora mi dico questo: ” Io sono uno spirito eterno che ha preso vita in questo corpo per fare esperienza e per evolversi.  Sono un essere in cammino, ho la mia identità, ho una vita da realizzare che può sentirsi anche appagata nel servizio agli altri, ma non nel completo annullamento.  Ognuno vive la sua vita e fa le sue scelte, siamo entità in cammino, spesso affiancate, a volte da sole, ma sempre entità, mai perdere la propria individualità.  Proprio nel perdersi viene questa sensazione di vuoto, di annullamento, di non avere più un senso della propria esistenza.  Bisogna riconoscersi prima di tutto e amarsi prima di amare qualsiasi altro, così possiamo sentirci vivi, sentire di esistere.  Prima di qualsiasi altro noi esistiamo.

 

Passeggiata tra mare e collina

  • Mare accoglimi, monte proteggimi;  il femminile ed il maschile, ma entrambi sono dentro di noi. Se sviluppati ci permettono di vivere una Vita equilibrata, piena, senza dover rincorrere protezioni e sicurezze fuori di noi.  La Vita può essere semplice e dolce, basta volerlo.  Convivere con ciò che non ci piace, accade, forse per il semplice motivo che dobbiamo superare questo scoglio… Ritorna il mare… c’erano file di granchi questa mattina sotto il pelo dell’acqua, non ne avevo mai visti tanti tutti insieme, erano sentinelle al mio passaggio, uno mi aspettava a braccia aperte, cioè con le chele alzate, sembrava festoso.  Flusso e riflusso del mare, in esso tutto viene accolto e tutto riposa, tutto può essere inglobato.  Anche quel monte. così alto e rassicurante, anche quello sono sicura viene corroso piano piano dall’acqua di mare, è una erosione sotterranea, nascosta, ma continua e silenziosa finchè una parte della montagna con un boato-gemito crollerà arresa.  Il mare tende a prendere con il suo impeto e senza distinzione.   Il mare delle nostre emozioni, così inarrestabili ed impetuose che spesso travolgono ogni cosa.  C’è una forza sovrumana quando gli argini si rompono, una fame d’Amore che deve essere saziata e la cui astinenza riempie di rabbia.  Non possiamo permettere che succeda l’irreparabile, noi, a differenza del mare, non possiamo nascondere mostri dentro di noi.  Noi non siamo quella vastità che tutto conosce e tutto sa da millenni.  Noi non possiamo competere con lui, che dall’eternità ha custodito e favorito la Vita, ha dato protezione e nutrimento.  Per questo rimarrà sempre un grande mistero, lui sa tutto di noi ma noi sappiamo una infinitesima parte del mare e mai lo sapremo.

      Mare insegnami l’accoglienza e poi il lasciare andare. Insegnami come si custodisce la Vita, anche la propria, come la si difende smussando e corrodendo ciò che non ci appartiene per ritornare limpidi e trasparenti più di prima a riflettere i raggi dorati del sole.  Temo le tue profondità e non mi avventurerei mai dentro di te, forse sono altri abissi ed altri mostri che temo, forse basterebbe conoscerli, ma le nostre intime profondità sono misteriose e potremmo trovare mostri che sembrano non appartenerci, che non vogliamo riconoscere o che vengono dal passato.  Ma i mostri sono stati inventati per farci paura,  essi non esistono,  la nostra mente li tiene in vita e li fà diventare sempre più grandi.     Mare, insegnami ad accogliere ed a lasciare andare, insegnami la pace che viene dalla tua profondità.

Col naso all’insù

La festosità delle rondini non ha uguali, con la loro voce sovrastano tutti e sembra che abbiano tanta di quella Gioia nel rincorrersi che ti fanno stare col naso all’insù, senza pensare ad altro, solo guardarle,  con sorpresa,  per quel correre a perdifiato, senza una ragione apparente, proprio per pura Gioia, perchè è nella loro Natura.   Eccole che sfrecciano,  girano intorno alla mia casa e solo all’ultimo momento sterzano per non andare a sbattere nel muro di fronte ed io sto lì, col fiato sospeso, a guardare il loro gioco, a vederle lanciarsi a capofitto e poi virare e nel fare questo gridano di Gioia.             Si fermano poco qui da noi, un paio di mesi, ma anche le prime, quelle poche che arrivano, si fanno subito sentire e passano e ripassano davanti casa, vanno su, dritte in cielo e poi scendono giù in picchiata, solo felici di esserci e di essere quello che sono.  Portano davvero una gioia speciale…le guardano buoni buoni i noiosi piccioni, anche le cornacchie, che hanno gracchiato tutto l’inverno se ne stanno zitte, solo i passerotti si uniscono al canto e avviano il loro concerto al mattino presto.   Dall’alto sembrano vegliare su tutti i gabbiani che arrivano fin qui, quando c’è mare grosso, ma anche loro sono silenziosi, non è il loro territorio, volano attenti, ben diversi di quando si allineano sugli scogli a prendere il sole o camminano impettiti sulla sabbia senza che gli sfugga niente, veri guardiani del mare.    Le rondini sono la gioia della primavera e poi della breve estate, la gioia dell’aprirsi con fiducia alla Vita ed incondizionatamente, senza riserve, senza se e senza ma.   E’ un affidarsi seguendo la propria Natura perchè sanno che è l’unica cosa da fare e credono in loro stesse, nella potenza delle loro ali, in tutto il loro essere che le sostiene ed allora gridano perchè la Vita è anche un gioco e non si può non lanciarsi, non provare quella sensazione di cadere o di evitare all’ultimo momento quel muro che si para davanti…non si può.

 

 

In casa mia niente è più al suo posto, tranne nel bagno, dove lo spazio angusto permette solo l’essenziale. La mia camera da letto è stata per mesi chiusa,  mi sembrava di sentire ancora l’odore della morte, ma, molto probabilmente erano i fumigi di olii essenziali che tenevo sempre in camera perchè facilitavano la respirazione.  Poi un po’ alla volta ho fatto sparire il materasso e poi  il telaio del letto e poi tutti i quadri appesi, le tende… mi era rimasto solo uno specchio rettangolare attaccato dietro la porta, ma a quello ci hanno pensato i ladri che l’hanno staccato in malo modo pensando di trovare dietro un tesoro. Ho fatto sparire tutto quello che c’era nell’armadio, ma ancora sono rimaste troppe cose in giro che gli appartenevano. Si fà presto a disfarsi di tutto ciò che di materiale  ci può ricordare una persona, vorrei non avere più niente davanti che mi riporti alla sua immagine, ma per questo non ci vorrà molto e piano piano tutto sparirà.  Mi rimarranno negli occhi la sofferenza, lo strazio del dolore a cui si cerca di dare un sollievo, la stanchezza arrivata all’esasperazione per le notti passate sempre all’erta di un bisbiglio, di una richiesta dai toni di un ordine e poi l’inadeguatezza e l’impossibilità di saper affrontare la morte e quell’incredulità fino alla fine di doversi arrendere perchè l’età ancora ci fà credere di essere invincibili.   La stanza cambierà colore, ma intanto è tutto accatastato, ci sono buste piene  ovunque. Si raccoglie così tanta roba negli anni e non si trova mai il coraggio di disfarsene perchè chissà, non si sa mai che prima o poi qualcosa serva. Bisogna lasciare andare il vecchio, me ne rendo conto guardando tutta quella confusione che regna ovunque.  Prima devo pitturare quella camera, il barattolo del colore scelto è lì per terra, i pennelli, il rullo, c’è tutto, ma io non mi decido, ho quasi voglia di lasciare tutto così, tutto quel caos perchè forse quel caos è dentro di me ed ancora non vi ho messo ordine.

 

 

Riflessioni tra me e me

E’ un po’ di tempo che mi risuona la frase di una signora che conoscevo,  alla morte del marito mi disse:” E’ morto Felice, è finito tutto!”.  Ora,  che anch’io sono nella stessa situazione ripenso a quelle parole che, a pensarci bene,  hanno un fondo di verità.  Per quanto io sia indipendente, sappia risolvere i problemi che si affacciano spesso e viva giornate piene, le recenti sensazioni ed emozioni mi fanno brutti scherzi e, se lascio loro un  po’ troppo spazio ecco che, come tempeste mi sconquassano la testa e cercano di entrare nel cuore.  Forse ritornano a galla le mie insicurezze, le paure di fronte alla Vita, tutte le inevitabili vicissitudini, le sconfitte che non avevo risolto ma solo nascoste all’ombra delle larghe spalle di un uomo.  Uomo e padre, cioè protezione. Da parte mia c’era anche tanto desiderio di condivisione, dalle cose più insignificanti ai grandi  problemi,  ma vado scoprendo che la sua vita personale non è stata mai condivisa con me come se la famiglia fosse qualcosa a sè,  un’enorme bolla che vaga perchè è questa l’immagine che vedo più vicina.  E’ sempre la questione del vedere il  bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, perchè se penso a tutto quello che ho dato, a tutti i problemi che ho risolto da sola, a tutte le notti sveglia per i figli quando sempre da sola volgevo lo sguardo al cielo per avere conforto ed aiuto, alle scelte anche sbagliate che ho fatto perchè nessuno mi veniva in aiuto con un’opinione….alla tanta stanchezza che non è stata mai vista, mai abbracciata.  La parte femminile di un uomo spesso non è aperta, non è sviluppata e quindi mancano  di sensibilità e comprensione anche se hanno tantissime altre qualità perchè non posso negare tutta la sua disponibilità verso la famiglia in generale e di essere stato un grande amico dei figli, con lui infatti i ragazzi si confidavano mentre io ero quella severa, quella delle regole.  Forse è questo silenzio nelle stanze che pesa,  quel chiacchierare confidenziale anche di un nonnulla che manca, forse era abitudine mia solamente.  Ma c’è qualcos’altro che mi attraversa  e mi chiedo come possiamo annullarci completamente così per gli altri e dimenticarci completamente di noi stesse. Sì perchè anche noi siamo esseri importanti, di un valore immenso.               Ognuno è quello che è, la Vita è continuo cambiamento, ma c’è chi resta sempre allo stesso punto e non si pone neppure il problema.   Spesso siamo così immaturi che le nostre scelte lo sono anch’esse di conseguenza.  Forse ci conviene abbracciare questa Vita così com’è,  nell’accettazione possiamo continuare ad Amare e questa volta amare anche noi stesse.